Salve a tutti mi presento sono Erica, non sono mai venuta ai vostri incontri, ma voglio ripropormi di venire al prossimo che spero non sia i primi di settembre.
Appena letto il progetto LIVORNO 2060, mi è cominciata a ronzare in testa un'idea, sicuramente potrà essere integrata con le vostre, ho capito che verranno fuori progetti fatti da tante teste, comunque...
LE ZONE A-TEMPORALI (o le zone di assenza di tempo).
In un’ipotetica Livorno o (chissà quale altra città) vedo degli edifici dislocati all'interno della stessa, sono delle strutture ampie per accogliere le persone che si fermeranno lì per un certo periodo con accanto degli appezzamenti di terra coltivata (degli orti insomma) e zone verdi.
Le persone che sentiranno il bisogno e il desiderio di staccare la spina e di riappropriarsi del momento avranno l'occasione di stare in questi luoghi un po' insoliti.
Nelle zone a-temporali si entrerà per purificarsi da tutto quel surplus di tecnologia di cui purtroppo saremo sempre più vittime. Si entrerà spogliandosi di orologio, telefonino, computer e quant’altro la tecnologia avrà sfornato nei prossimi 50 anni.
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- Non ci saranno orologi a scandire lo scorrere del tempo, ma la luce naturale (immagino stanze con grandi finestre).
-Ognuno potrà decidere di rimanervi per quanto tempo vuole, 1 o più giorni, anche 1 ora se basta.
-Non si pagherà niente per pernottare, ma sarà possibile dare un aiuto contribuendo al mantenimento della struttura.
-Si cercherà di avere un tenore di vita più sostenibile, consumando i prodotti provenienti dalla terra che ognuno potrà coltivare e raccogliere.
Ci sarà una grande cucina dove le persone potranno prepararsi i cibi e ad impastare pane e dolci.
L'edificio sarà così strutturato:
- Sale grandi (e le suddette zone verdi) dove potersi incontrare, ma anche leggere, dipingere, scrivere, tutte attività in cui la persona può tornare a prendersi cura di se.
- Camere per il pernottamento di più persone con armadi atti a contenere lo stretto necessario (in questi luoghi si cerca di portare solo l'indispensabile)
-una o due cucine grandi.
Tutto lo spazio lo immagino intervallato da ampie finestre.
Il tutto sarà completamente auto gestito, saranno presenti solo poche persone a tenere la struttura aperta durante il giorno. Ci saranno quegli "anziani" o perché no magari giovani che insegneranno l'arte della coltivazione della terra e dell'impastare il pane con il famoso lievito madre.
In questi luoghi si potrà imparare a ritornare ad un ritmo di vita più naturale e più lento per riportarlo nel nostro vivere quotidiano.
Si potrebbero sfruttare edifici già presenti nel tessuto cittadino, ad esempio pensavo all'ex stabilimento termale del Corallo vicino alla Stazione, anche se di questo passo non credo rimarrà molto di quel delizioso complesso.
Parliamone...
a presto Erica
mi sembra un ottima idea..abbastanza in là, ma sopratutto concretizzabile in scenari, ma anche in oggetti....complimenti ci sono piccole comunità che vivono cosi anche intoscana in campagna..ma in effetti in città vorrebbe dire anche ripensare al vuoto urbano in maniera nuova e funzionale ad un nuovo stile di vita...un terzo paesaggio a-temporale che da puntuale ramifica e contagia tramite le persone la città, il suo ritmo, i rapporti sociali...INSOMMA GRANDE ERIKA
RispondiEliminaBuona visione. Introduce non tanto il tema dell'orto, già lanciatissimo nella città contemporanea, bensì lo stuzzicante tema dell'oasi a-temporale e del nomadismo all'interno della città e , come osserva luca, la possibilità di seminare in una città delle discontinuità (che definirei più parchi che edifici) che possono "contagiare" anche tutto il resto. Mi sembra un pò come aumentare la biodiversità (intesa in senso culturale) dell'ambiente urbano. Tutti buoni ingredienti per la minestra di livorno 2060 che stiamo preparando.
RispondiEliminaluca