Pensieri, idee, riflessioni, visioni e progetti sulla Livorno del 2060 di un gruppo di architetti e artisti livornesi (e non solo).

lunedì 10 gennaio 2011

Artisti per favore, ancora uno sforzo!!!

Utopie di Landy Rakoto (dal sito consigliato da Giulia)

Buon anno a tutti, si riparte?
E’ proprio vero, il numero di artisti nel gruppo è davvero esiguo (pochi ma buoni) ma non scoraggiamoci; sono certo che appena cominceremo a “farci vedere” troveremo dei nuovi proseliti e/o adepti.
Già, farci vedere, è proprio di questo che vorrei discutessimo al prossimo incontro. Vorrei proporvi un “ordine del giorno” con questo solo punto, per una volta senza “varie ed eventuali”.
Abbiamo parlato tanto nei nostri incontri, scritto sul blog di molti spunti e argomenti diversi, tanta carne al fuoco ma con il rischio che alla fine si “bruci”... anche l’entusiasmo.
Mi sembra che concordiamo tutti sul fatto che Livorno 2060 (ma perché no anche Livorno 2011-12-13 etc.) debba essere sostenibile perchè la sostenibilità conviene a tutti: abitanti, amministratori e attività produttive. Le energie rinnovabili convengono a tutti. La mobilità sostenibile conviene a tutti.
Proviamo a concentrarci e a produrre qualcosa sul tema delle "convenienze" offerte dalla città sostenibile per eliminare gli alibi, superare le inerzie, promuovere l'impegno di tutti i soggetti che costruiscono, amministrano, gestiscono e vivono la città; solo in questo modo riusciremo a superare le difficoltà realizzative e l'arretratezza della cultura imprenditoriale e urbana. Proviamo a dimostrare che la convenienza di attente scelte ambientali-energetiche ha forti ripercussioni sui modelli economico –gestionali e che le innovazioni tecniche (di prodotto e di processo nella costruzione/trasformazione della città) possono dare ottimi risultati in termini di risparmi non solo economici ma anche in termini di minor consumo e sfruttamento del territorio.
Ma la città non solo consuma: mangia. Mangia il cibo, ma anche il territorio necessario per produrlo. I flussi creati da un insediamento urbano per la sua alimentazione sono molto intensi, importanti e ovviamente ineludibili. La sostenibilità riguarda tutti gli aspetti di questa funzione: la produzione, la trasformazione, la distribuzione, la logistica. E non c'è solo un aspetto quantitativo: pensiamo alle emissioni di CO2; abbiamo cibi che provengono da migliaia di chilometri. Valorizzare la località delle produzioni (il concetto di chilometro zero) significa ridurre le emissioni e promuovere l'economia locale ma anche ridurre la disponibilità varietale e, per certi versi, anche culturale di cibo. si è vero forse non mangeremo uva a gennaio e fragole a febbraio ma è poi così importante?
Basta con le elucubrazioni, dobbiamo proprio passare all’azione e decidere prestissimo da cosa partire e come muoverci. Condivido il suggerimento su piccoli gruppi che potrebbero cominciare a lavorare insieme, mi piace molto l’idea di una multidisciplinarità con artisti (se possibile) musicisti e architetti etc..
Marco ci ha indicato il sito francese con gli orti urbani, ci sono tantissime esperienze in tutta Europa e diverse anche in Italia. I Comuni di Ferrara e Piacenza, ad esempio, hanno regolamentato con specifiche linee guida “L’adozione di aree verdi pubbliche”. Nel cuore dell’Emilia Romagna, tra le case e i palazzi di Ferrara e Piacenza, fioriscono angoli verdi. Merito del progetto “La città degli orti”, avviato con il contributo della Regione. Obiettivo dell’iniziativa è recuperare gli spazi verdi inutilizzati, e al tempo stesso promuovere l’utilizzo di pratiche sostenibili di gestione del terreno in città e di forme di produzione e acquisto solidali. Gli orti urbani, in particolare, conquistano per la loro capacità di favorire il recupero del rapporto diretto con la terra e con il cibo, di costruire aggregazione sociale e di risparmiare senza rinunciare alla qualità.
Proviamo a proporre qualcosa del genere all’amministrazione comunale, è proprio su questo tema che vorrei lavorare. Mi piace l’idea di Marta di una installazione mobile verde. Una sorta di “Orto-Teatro” galleggiante, una riedizione del Teatro del Mondo di Aldo Rossi a Venezia. Abbiamo bisogno di uno o più artisti che lavorino con noi li troveremo?

Carmelo

2 commenti:

  1. L'idea degli orti urbani mi intriga in modo particolare. Non sono sicura che sia risolutiva, almeno al momento, dal punto di vista di un approvvigionamento quotidiano (ci vorrebbero degli appezzamenti enormi)quanto come forma costruttiva e creativa per avvicinare il cittadino distratto e inconsapevole alla cura di una parte di città che, in modo insospettato, possa fornirgli "frutti" e soddisfazione.
    Mi piacerebbe molto per la futura mostra lavorare su un progetto di individuazione di alcune parti di città da destinare ad orti urbani, anche in modo provocatorio.
    Che ne dici????

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  2. Era proprio quello che avevo in mente. Una provocazione sull'utilizzo di spazi maltrattati. Seed bombs di piante anche orticole e perchè no fruttifere. Ne parliamo al prossimo incontro. Il tema è interessante e molto attuale: a Londra per le olimpiadi del 2012 il sindaco vuole realizzare 2012 orti urbani, Chissà che per Livorno 2060 non riusciamo a realizzarne altrettanti!!!

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