Pensieri, idee, riflessioni, visioni e progetti sulla Livorno del 2060 di un gruppo di architetti e artisti livornesi (e non solo).

domenica 10 ottobre 2010

links

condivido con voi forse alcuni primi links che mi sono venuti alla mente, che possono essere utili:

Max Weber e le sue teorie sulla sociologia urbana

http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Weber

Walter Benjemin e i Flaneur

http://it.wikipedia.org/wiki/Flâneur

Debord, i situazionisti e la psicogeografia

http://it.wikipedia.org/wiki/Psicogeografia

Constant e New Babylon

http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=New_Babylon

http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Nieuwenhuys_Anton_Constant

Giuseppe Culicchia, Torino e' casa mia

http://www.wuz.it/archivio/cafeletterario.it/369/8842075841.htm

Prato chine Guide

http://www.renshi.org/guide.html

Stazione Livorno. Una guida per la città

http://takeiteasymagazine.splinder.com/post/10690927

Luca Vitone Wide City

http://www.interculturemap.org/EN/arts/case_study_arts.php?case_study_id=105

Stefano Boccalini

http://www.isolartcenter.org/index.php?p=1131987214&i=1131988673&z=1142346023

bert theis e out (http://www.officeforurbantransformation.org/#)

altri nomi di artisti che lavorano nello spazio urbano

jorge macchi, francis alys, marietica potrc (http://www.potrc.org/), superflex (http://www.superflex.net/), torolab, http://torolab.org/, ......

per arte e ecologia:

tue greenfort http://www.tuegreenfort.net/

andrea carretto raffaella spagna http://www.esculenta.org/

...ongoing webography...

venerdì 8 ottobre 2010

Un pò di svago

Il tempo libero di Gino

La casa del ritrovamento si trovava in Via Bob Dylan, già Via U. Foscolo, traversa di Viale dei Pooh, già Viale G. Carducci: da quando gli eletti a cariche locali provenivano soprattutto dal mondo dello spettacolo e del varietà, come del resto accadeva anche in parlamento, c'era stato un forte impulso a cambiare le denominazioni di vie e piazze con i nomi di famosi colleghi del passato di sindaci ed assessori. Era una palazzina residenziale, non lontana dall'A-Temp del Corallo, dove Gino andava ogni tanto per “staccare la spina”.

L'A-Temp del Corallo era stato il primo di una serie di strutture simili, dislocate sull'intera penisola, di proprietà della giovane signora che li aveva inventati sul finire degli anni 10. La catena degli A-Temp del Corallo era la migliore ed otteneva sempre il punteggio più alto nella guida del Gambero Illuminato, un pubblicazione specializzata di antica fondazione che aveva cambiato la sua denominazione non tanto per l'arguzia delle sue recensioni, quanto per il fatto che i gamberi, a seguito delle frequenti falle petrolifere negli oceani, abbandono di scorie e rifiuti di ogni genere sui fondali, sversamenti di prodotti chimici portati in mare dai fiumi, da rossi erano diventati luminescenti.

Quando poteva Gino andava volentieri a coltivare qualche pianta nelle aiuole collettive dell'A-Temp o a sfornare una croccante pagnotta di farina artica da gustare lentamente tra le suggestive architetture delle antiche terme (la grande calura aveva drasticamente ridotto la produzione del grano alle nostre latitudini e la farina ora proveniva quasi tutta dalle zone più settentrionali della Groenlandia o del Canada più vicine all'artico, dove il clima era diventato temperato e più adatto alle coltivazioni di frumento).

Mentre si avvicinava con trepidazione al luogo della scoperta, Gino faceva anche un pensierino ai guadagni che avrebbe potuto ottenere. Se fosse andata bene poteva pagarsi un bel viaggio. Aveva una gran voglia di andare al Carnevale di Rio, che quest'anno si sarebbe svolto a San Diego, in California.

Era un bella esperienza. La traversata sarebbe stata effettuata via mare: i velieri solcavano nuovamente gli oceani, invelati con gigantesche vele coperte di pannelli fotovoltaici, comandate da computer che le orientavano e le manovravano per il miglior sfruttamento del vento; al contempo i pannelli catturavano l'energia che serviva per tutti gli impianti elettrici della nave o per alimentare motori ausiliari in caso di assoluta mancanza di vento. I velieri andavano piuttosto lentamente ed il viaggio fino a San Diego, con l'attraversamento del canale di Panama allargato di recente, poteva durare qualche settimana, ma il Carnevale di Rio per Gino valeva l'impresa.

Tra le condizioni del trattato di annessione del Brasile agli U.S.A. come 51° stato dell'unione, firmato a Washington il 4 luglio del 2042, c'era anche quella che stabiliva che ogni 4 anni (come le olimpiadi), il Carnevale di Rio si tenesse in una città del nord America. La trasformazione del Brasile in uno stato yankee non fu il risultato di un golpe o di un'occupazione bellicosa da parte degli U.S.A., ma la conclusione naturale di un lungo e capillare insediamento delle forze armate americane nel territorio amazzonico. Fu anzi l'ONU, in accordo con il governo di Brasilia, ad invocare l'aiuto della prima potenza militare del pianeta per cercare di fermare la deforestazione illegale dell'Amazzonia.

Nonostante i pattugliamenti dello scarso esercito carioca, le azioni dei commando dell'ONU, le ricognizioni aeree ed i rilevamenti satellitari, le gigantesche segherie insediate all'interno della foresta, veri e propri agglomerati urbanizzati dediti esclusivamente al taglio delle piante ed alla lavorazione del legname, e le migliaia di piccole bande di letali deforestatori di contrabbando, continuavano implacabili a distruggere la foresta dell'Amazzonia. Il cartello delle grandi industrie del legno aveva il suo esercito, mezzi efficaci di difesa, una estesa rete di spie e soprattutto stretti legami con il potere politico, anzi i suoi più potenti rappresentanti erano loro stessi al potere.

Alla fine ci si rese conto che solo l'invincibile macchina bellica americana poteva fermarli. Ma il territorio da controllare e difendere era veramente esteso e remoto e così, dopo i primi contingenti di soldati, un po' alla volta il trasferimento aumentò fino a che il grosso dell’esercito U.S.A. si ritrovò in Brasile. I marines si trasformarono in “Guardiani della Foresta”. Il fatto è che i militari lì ci si trovavano assai bene, bel clima, buon cibo, belle spiagge, splendide ragazze... ed i brasiliani erano ben contenti di salvare la loro foresta, ma soprattutto della gigantesca massa di dollari portata dagli americani, che rinvigoriva la loro economia. Le operazioni militari non furono poi così difficili: i rudi generali made in U.S.A. dimostrarono subito che contro la loro efficienza c'era poco da fare ed i grandi industriali scesero prontamente a patti. Abbandonarono immediatamente le imprese in foresta e si dedicarono all'attività edilizia lungo le splendide coste oceaniche del Brasile, in società con i businessmen U.S.A., che accorsero a frotte.

Per le piccole bande era solo un problema riuscire a scovarle, ma poi si arrendevano subito. Ci vollero comunque svariati anni per riuscire a stanarle tutte; nel frattempo i soldati americani avevano preso casa lì, quelli con famiglia avevano chiamato mogli e figli ed i quadri dell'apparato burocratico - militare del Pentagono vivevano quasi tutti a Rio de Janeiro. Alla fine ci si rese conto che ormai il Brasile era a pieno titolo uno stato U.S.A. La foresta era salva e gli stati dell'unione uno di più. La firma del trattato fu una faccenda snella e veloce, ben accetta da entrambe le popolazioni e, fra le tante innovazioni dell'accordo, ci fu appunto il Carnevale di Rio in uno stato del nord ogni quattro anni. La prima città, come facilmente prevedibile, fu New Orleans, poi Las Vegas, Atlantic City e così via. Questa volta toccava a San Diego, California.

Nel sottoscala scoperto da Lapo, Gino aveva trovato due antichi HP completi di ogni parte e quindi anche dell'hard disk; ora si trattava di vedere se i dati esistevano ancora o se erano stati distrutti dai virus; non era un lavoro semplicissimo: queste vecchie macchine andavano ben ripulite e controllate prima di tentare il riavvio; ci avrebbe lavorato lunedì: oggi era sabato e voleva portare i nipoti al mare.

Ai ragazzi piaceva molto la sabbia ed il posto più vicino era Tirrenia, ma purtroppo l'accesso alla spiaggia era interdetto, poichè tutto era stato privatizzato. Dopo la ristrutturazione delle colonie, che, contrariamente alle previsioni di molti, avevano avuto un grande successo, le amministrazioni pubbliche, come al solito in ristrettezze finanziarie, avevano venduto tutto il tratto di costa fino a Marina di Pisa ed un numero enorme di appartamenti per le vacanze estive era stato edificato lungo il litorale, diventato quindi inaccessibile. I cittadini di Livorno, abituati al loro bel mare si chiedevano chi mai potesse essere interessato alla balneazione nelle acque inquinate da raffinerie, scolmatori, gassificatori di quel tratto di costa, ma i valligiani della val d'Arno, santacrocesi, empolesi, fucecchiesi, comprarono tutto senza problemi, anzi contenti di rivedere lo stesso colore cangiante tra il verdognolo ed il marrone del fiume che attraversava i loro paesi.

Così Gino per far giocare Googla e Nokio sulla sabbia doveva andare fino a Форте дей Марми. Anche se il viaggio era un po' lungo e c'erano problemi con la lingua, a Gino l'amena località versiliese piaceva molto. Tutto era ben tenuto e pulito, molto verde, belle ville, bei negozi... proprio un bel posto. Certo se i ragazzi volevano un gelato al mirtillo con granella di nocciole e mompariglia verde o una schiacciatina con soppressata e melanzane ma senza salsa rosa, la traduzione in russo (lingua ufficiale della cittadina, peraltro unica località dove “Il Vernacoliere” era distribuito in versione bilingue, livornese e russa) non era facile, ma con i cellulari bastava digitare la frase ed il telefono stesso vocalizzava un'impeccabile richiesta nella lingua madre dell'inserviente.

Purtroppo quando si andava al mare non si poteva stare al sole (lo strato di ozono era molto assottigliato e le radiazioni ultraviolette troppo intense) ed anche le balneazioni dovevano essere veloci. Si oziava tutto il giorno, rilassati sui lettini, all’ombra di pesanti tendaggi, ben impiastricciati, per maggior sicurezza, da creme solari con un fattore protettivo a tre cifre... Mentre i bimbi costruivano felici i guggenheim di sabbia (gli archetipi non erano più i castelli ma le nuove realizzazioni degli architetti di grido), Gino occhieggiava le giovani ed avvenenti ereditiere delle facoltose famiglie moscovite, che venivano a villeggiare nelle loro lussuose dimore versiliesi... le gite a Форте дей Марми erano un vero diletto.

Qualche settimana addietro, Gino, con un'insperata botta di fortuna ne aveva rimorchiata una e per fare bella figura l'aveva portata al Palio di Siena, che lei non conosceva. La ragazza era rimasta affascinata dalle sfilate in costume, dagli sbandieratori, dal tifo dei contradaioli e soprattutto dalla corsa finale, che aveva visto il trionfo dell'Istrice, parola per lei sconosciuta. Gino le aveva spiegato che quella contrada prendeva il nome da un animale assai curioso, pieno di aculei, piuttosto comune nel secolo precedente, ma ora estinto.

La gara era stata entusiasmante ed il fantino della Civetta aveva conteso il primo posto al vincitore fino all'ultimo: il risciò dell'Istrice aveva vinto per pochi centimetri. A nulla erano servite le incitazioni, gli sproni e le frustate al portatore della Civetta, l'altro era troppo forte. Gino le raccontò che fino agli anni venti il Palio si correva su cavalli, poi gli animalisti, che già avevano fatto abolire le cruente corride, fecero fermare anche la corsa senese, gettando nello sconforto e nella delusione i contradaioli, che non volevano rinunciare alla loro tradizione plurisecolare.

Per fortuna qualcuno ebbe l'idea di gareggiare con i risciò nella loro forma più tradizionale, cioè trainati da un uomo. Con la crisi energetica il risciò era diventato un mezzo di trasporto cittadino assai diffuso; ne esistevano di svariati tipi, a pedali, ad energia solare, a vela... ma quelli faticosamente trascinati dall'uomo erano quasi del tutto scomparsi. Si pensò invece di adottarli per il Palio di Siena ed in molte altre competizioni, dove i cavalli venivano particolarmente stressati e quindi proibiti.

I portatori erano uomini forti e possenti, che si dedicano esclusivamente a questa attività, allenandosi duramente per tutto l'anno; erano richiesti in tutto il mondo e ricevevano lauti compensi per gli ingaggi, con premi da capogiro in caso di vittoria. I fantini, cioè quelli che venivano portati sul risciò, dovevano invece avere una corporatura minuta e pesare poco. Entrambi vestivano i colori delle contrade ed il portatore subiva l'identico trattamento rituale riservato anticamente al cavallo, compresa la benedizione in chiesa prima della gara, lasciando perplessi i senesi, abituati a vedere un cavallo davanti all’altare prima della corsa e non un cristiano.

I mezzi erano ovviamente un concentrato di alta tecnologia ed erano costruiti dalle più famose case automobilistiche di un tempo; i risciò della Ferrari, insieme a quelli della McLaren, aziende che fino alla metà degli anni 30 avevano primeggiato in formula uno, erano richiestissimi ed a Maranello si lavorava a pieno ritmo.

Recentemente era stata reintrodotta anche la possibilità di frustare gli “animali”, che adesso erano protetti da caschi integrali e spesse corazze in fibra di carbonio, leggere ma robuste e di fatto la frustata non aveva alcun effetto sul portatore, se non quello di aumentare la spettacolarità della gara, specialmente sul finale. A Siena i contradaioli avevano con gioia riesumato i tendini di bue essiccato, i frustini originali della tradizione...

Qualche volta Gino, quando proprio non sapeva cosa fare, trafficava con i suoi file anche di domenica, ma di certo non questa: non voleva perdersi l'inaugurazione allo stadio “C. Lucarelli” (era stato ribattezzato col nome di una gloria del calcio labronico più recente) del nuovo “Spazio Scontri”, che Livorno, seguendo l'esempio delle città più all'avanguardia del nord, aveva allestito all'interno della sua struttura sportiva.

Vista l'impotenza nei confronti della violenza sempre più dilagante negli stadi, alcuni sociologi negli anni venti avevano avanzato la sconcertante proposta di alimentarla e favorirla anziché reprimerla, in modo che gli ultrà potessero sfogare tutta la loro rabbia prima e la partita si giocasse poi senza problemi.

Naturalmente dovevano essere scontri in qualche modo controllati e svolti in sicurezza e così venne l'idea di costruire delle aree, adiacenti al campo di gioco e ben visibili da tutte le tribune dove, prima dell'evento sportivo, le formazioni degli ultrà più accaniti e feroci venivano gettate allo sbaraglio le une contro le altre. Erano anche armate, ma con strumenti appunto riadattati: bastoni cavi piuttosto fragili, coltelli con deboli lame di latta, fionde caricate con palline di gomma soffice e razzi a salve che facevano solo rumore. La replica delle armi in uso sugli spalti prima di questa idea: spranghe di ferro, machete affilatissimi, biglie di acciaio, granate... solo che ora, pur avendo lo stesso aspetto ed anche una certa capacità offensiva (un po' di sangue doveva comunque scorrere) non avevano l'efficacia mortifera di quelle che un tempo ogni domenica producevano morti e feriti.

Gli ultrà, dopo la diffidenza iniziale, cominciarono ad accettare questi scontri così diretti; anzi si sentivano dei veri e propri gladiatori (lo Spazio Scontro per precauzione era ben recintato da alte gabbie ed i percorsi di accesso dei combattenti ricordavano proprio l'arena ed i cunicoli del Colosseo), lieti di scaricare tutto il loro accanimento contro gli avversari ed orgogliosi di mettere in mostra lo spirito di sacrifico verso la propria squadra; per di più il pubblico sugli spalti andava in visibilio, adottando subito il pollice verso se c'era da “finire” un interista, uno juventino, un pisano.....
Qualcuno cominciava già a preoccuparsi che gli incontri di calcio sarebbero presto scomparsi per lasciare il posto ai novelli mirmilloni e chissà, magari anche qualche felino prima o poi sarebbe sceso in campo....

Gino fantasticava sorridendo che se un antico romano si fosse improvvisamente materializzato su quelle tribune, a parte qualche dettaglio nell'abbigliamento e gli strani apparecchi che gli umani si avvicinavano continuamente al volto parlandoci dentro, non avrebbe notato alcuna differenza con i sui tempi e vedendo i combattimenti ludici si sarebbe detto: “.. ma come!!... in 2060 anni non hanno inventato ancora nulla di nuovo!?!”


giovedì 7 ottobre 2010

L'uomo che piantava gli alberi

Ieri andrea ci ha fatto conoscere un filmato che personalmente ho apprezzato molto, sia nel contenuto che nella "grafica". Dato che non tutti erano presenti vi segnalo un link per vederlo su youtube http://www.youtube.com/watch?v=D_OyNAx-cK0&feature=related. Questa dovrebbe essere la prima parte poi da li dovreste troverare facilmente anche la seconda e la terza.

giovedì 30 settembre 2010

PROSSIMO INCONTRO

Il prossimo incontro è stato spostato da venerdì 1 a mercoledì 6 ottobre, alle 17.00 alla galleria di via michon. Andrea del Corona porterà un video che vuole condividere con noi e poi ci tratterremo per dibattere e fare nuove proposte, come sempre. Abbiamo anche stampato la grande planimetria di Livorno (dal calambrone a quercinella) così potremo iniziare a scarabocchiare!

lunedì 27 settembre 2010

Gavettoni no!!!

Non chiamiamoli gavettoni!!!
Vabbè è labronico ma fa molto scherzo da spiaggia e da qualche anno è diventato un rito per festeggiare l'ultimo giorno di scuola.
Il termine che ha usato Andrea era quello giusto, la traduzione di "seed bombs" bombe di semi. Diverse città negli stati uniti hanno dei distributori automatici a pagamento, come quelli che dispensano ai bambini biglie o piccoli giocattoli.
In Italia le "bombe di semi" vengono utilizzate dai guerriglieri del verde per le loro azioni.
Le bombettine sono delle piccole palline che contengono un mix di semi, terra e concime, da gettare in qualsiasi terreno fertile per favorire la crescita di nuove piante.
La piccola azione di giardinaggio viene trasformata in un gioco per sensibilizzare dal basso alla riqualificazione ambientale delle città.
I dispenser in commercio sono abbastanza bruttini; L’agenzia losangelina The Common Studio, specializzata nellariqualificazione del verde urbano, ne ha rielaborato il concept progettando un curioso distributore di semi; potrebbe essere divertente provare a disegnarne qualcuno per Livorno.
Magari con dentro i "gavettoni" o le "bombette" con semi di amaranto.
Sono piante molto robuste che raggiungono i 90-100 cm di altezza; hanno foglie ovali o lanceolate e per tutta l'estate produce particolari infiorescenze allungate, pendule, piumose, di colore rosso, arancio o giallo, contenenti numerosissimi piccoli semi scuri.
Per i greci "amarantos" e cioè "che non appassisce" era considerata una pianta sacra ed era la pianta dell'amicizia.
Magari potrebbero utilizzarli anche gli "ultras" allo stadio invece dei petardi!!!

Se digitate su un motore di ricerca "guerrilla gardening" troverete diversi siti sull'argomento; tra questi anche quello italiano. Provate a vedere anche "The Common Studio"

Buon lavoro a tutti, Carmelo

domenica 26 settembre 2010

Al lavoro

Il lavoro di Gino

La calura era veramente opprimente e Gino non aveva molta voglia di uscire, ma aveva ricevuto l'inattesa telefonata dall'amico muratore che stava facendo dei lavori di isolamento in un'antica palazzina in zona Stazione e l'occasione era troppo interessante. Dovevano stendere sulle pareti uno strato di feltro di lana di pecora, uno degli isolanti naturali più economici e diffusi da quando l'industria laniera, a causa dell'aumento della temperatura, era stata convertita ed il prodotto degli estesi allevamenti ovini del continente australe veniva destinato all'edilizia. Durante la spicconatura per rimuovere le precedenti applicazioni di prodotti poliuretanici, ora proibiti, una paretina aveva ceduto ed un sottoscala pieno di vecchi pc era apparso. Lapo, il muratore con cui Gino era in contatto per avere proprio queste informazioni, lo aveva subito chiamato.

Gino era una specie di antiquario, ma quello che lui cercava non erano vecchie suppellettili, dipinti, manoscritti o statue e nemmeno oggetti di modernariato o apparecchiature obsolete in disuso: quello che lui cercava erano i file. Erano questi il bene prezioso.

Nel 2029 una grande epidemia da virus aveva causato la distruzione quasi totale dei dati e degli archivi informatici di intere popolazioni, specialmente nell'Unione Europea, da dove era partita. Fu la più grande infezione informatica di sempre, che cancellò i dati di centinaia di milioni di pc, netbook, portatili, cellulari, in gran parte dislocati dalle nostre parti. Si credette all'inizio ad un attacco terroristico o ad un colpo di stato su scala continentale, invece l'origine del disastro fu un fatto molto più casuale ed apparentemente innocuo.

Dei ragazzini tedeschi della Bassa Sassonia avevano trovato in un armadio abbandonato ai cassonetti un vecchissimo pc e per pura curiosità se lo erano portato a casa per vedere se funzionava ancora. Nel 2029 i sistemi operativi erano completamente diversi da quello installato su quella carcassa, che addirittura montava un windows98 del secolo scorso; i vari windows, osx, android, symbian erano ormai dismessi da tempo ed i software antivirus erano stati tutti completamente riscritti per le nuove piattaforme.

Questo pc ritrovato era purtroppo un vero e proprio serbatoio di antichi virus e file infetti e probabilmente era stato abbandonato proprio per questo. Gli “Oscar” di infettività del tempo c'erano proprio tutti: dal Morris, il primo virus trasmesso in internet nel lontanissimo 1988, al Kournikova, quello che si lanciava cliccando sulla sexy-foto della omonima formosa tennista, o al Melissa, un file word di una frase dei Simpson, che alla sua apertura annientava tutti i file doc (il nome Melissa era stato adottato dall'inventore come gentile omaggio ad una spogliarellista della Florida: evidentemente questi giovani hacker, quasi tutti minorenni, nella loro esuberanza ormonale erano assai sensibili alle procacità femminili) o Iloveyou, un'email con questa intestazione, che una volta aperta – chi poteva resistere ad una esplicita dichiarazione d'amore? - non solo infettava il pc, ma si auto inviava a tutti i contatti della rubrica, propagandosi esponenzialmente.
E poi ancora il nefasto Conficker, sul cui autore all’epoca fu messa una taglia di 250.000 dollari, ed il Netsky ed il Sasser, inventati proprio da un diciasettenne tedesco di quelle parti, che per prima cosa annientavano l’antivirus ed era quindi pressochè impossibile evirarli, se non riformattando.

La totale riscrittura dei sistemi operativi aveva fatto pensare che i codici dei vecchi virus fossero ormai del tutto obsoleti e quindi innocui (si trattava in effetti di roba di 30\40 anni prima); il fatto è che questi programmi infestanti erano stati molto ben progettati (Robert Morris diventò un eminente professore del MIT) e purtroppo funzionarono benissimo nei nuovi ambienti software, come se fossero riusciti a mutare geneticamente, penetrando indisturbati nel sistema, completamente ignorati dalle protezioni antivirali.
I ragazzi ammattirono un po' ad avviare il vetusto pc ed a connetterlo alla rete, ma come ci riuscirono, la micidiale miscela di appestatori entrò in azione repentinamente, devastando in poche ore centinaia di milioni di apparecchi. Già nel '29, come adesso, tutto era collegato con tutto: il mondo era una grande rete che interconnetteva pc con cellulari, tablet con stampanti, tv con hard disk, navigatori con modem... via cavo, wireless, dai satelliti, con le fibre ottiche ….non c'erano limiti alla connettività e la diffusione del morbo fu capillare. Naturalmente i grandi sistemi, quelli degli apparati militari, degli uffici governativi, delle banche, delle grandi catene commerciali, avevano retto bene, mentre erano stati inesorabilmente colpiti ed annientati i sistemi delle piccole amministrazioni, degli uffici, degli artigiani, degli studi professionali e soprattutto quelli delle famiglie. E' qui che il danno era stato totale: nessuno aveva più una foto, un filmato, una voce registrata di figli, amici, parenti ... il ricordo di una festina di compleanno, di una gita scolastica, di una vacanza alle Maldive... Erano sparite anche lettere, documenti, archivi, rubriche, file musicali... tutto.

Il fatto grave è che dopo la proclamazione dei dieci Grandi Obiettivi per il Risparmio Energetico, la stampa era andata scomparendo: si usava solo il formato digitale. Libri, giornali, documenti, fotografie, certificati, cartelle cliniche, progetti, esistevano solo come file. In Italia aveva ceduto anche l'ultimo baluardo: la IA (Intenzione di Attività: bastava il solo ipotizzare un intervento edilizio per dover preventivamente depositare in Comune un numero spropositato di dichiarazioni) dal 2027 si inviava per email.
In effetti l'eliminazione della stampa cartacea fermava la produzione di cellulosa e quindi l'abbattimento di piante, eliminava le fabbriche dei prodotti chimici per gli inchiostri, annullava il movimento quotidiano dei mezzi per la distribuzione dei giornali…. i vantaggi per l'ambiente erano notevoli.
Di contro nessuno aveva più in casa un libro, una foto, un album, (se non quelli antecedenti al GORE) e tutto si guardava a video; nelle case erano rimaste solo poche foto ingiallite e vecchi libri consunti; in più, per avere sempre tutto appresso sui device portatili, ogni cosa era stata scansionata e gli originali erano stati distrutti o smarriti.

I virus ci portarono via gli unici ricordi che avevamo di decenni di affetti, passioni, sogni....

Gino era dunque un antiquario che rovistava tra soffitte e cantine alla ricerca di vecchi mobili che contenessero un floppy, una microcard, una pennina con i dati ancora integri, o in mezzo a edifici abbandonati dove ancora si poteva nascondere un Acer o un Dell con il suo hard disk miracolosamente scampato. Aveva la sua rete di informatori, che lui pagava bene e lo avvisavano in anteprima di qualche ritrovamento interessante, come nel caso della parete demolita dal muratore Lapo.
Ora fremeva dal desiderio di mettere le mani su quella scoperta; il giorno prima aveva promesso ad Ilio, suo fratello, che sarebbe passato a dargli una mano in questi giorni in cui lui era sommerso dal lavoro, ma la grande novità lo costringeva ad annullare tutto. Avrebbe solo accompagnato a scuola i nipotini; Gino non aveva figli ed era molto affezionato ai bambini di Ilio, Googla e Nokio (i nomi ispirati alla tecnologia erano ormai di uso comune) e non perdeva occasione per stare un po' con loro.

Ilio era veramente occupatissimo: erano appena usciti i manuali del nuovo smartphone dell'HTC, dalla configurazione assai complessa e per gli Esempi c'era molto da fare. L'agenzia di Ilio, dopo una severissima selezione, era stata ingaggiata dall'HTC per gli Esempi italiani e questa nuova linea di prodotti stava mettendo Ilio sotto pressione.

Dalla fine degli anni 30 ogni produttore di qualsiasi dispositivo che necessitava di esemplificazioni per il suo settaggio o funzionamento aveva organizzato una rete capillare di “Personificatori degli Esempi “– detti più comunemente “Esempi” – a disposizione 24 ore su 24 degli utenti.
Indagini di mercato ed alcune clamorose sentenze avevano indotto le società di hi tech a creare il loro servizio degli Esempi. Ci si era accorti che se nel manuale di istruzioni per configurare rubriche, client di posta, agende, database, etc, si rappresentava una schermata esemplificativa con nomi e dati fittizi – il tipico sig. Rossi in Italia o monsieur Dupont per i francesi – un numero insospettabilmente elevato di utenti provava davvero a telefonare o a mandare un'email a quei finti recapiti, senza poi, ovviamente, ricevere alcuna risposta.
Queste mancate risposte a così tanti clienti, producevano un malcontento e quindi un'immagine negativa delle società produttrici e addirittura c'era anche chi aveva fatto causa alla Nokia o alla Apple. Con sgomento degli industriali un giudice americano aveva sentenziato che la grave forma depressiva in cui era sprofondata una signora settantenne, perché nessuno le rispondeva mai dal numero di cellulare messo nell'esempio delle istruzioni del suo nuovo iPhone11, andava risarcita con una cifra astronomica. La signora aveva potuto dimostrare che chiamava quel numero in assoluta buonafede ed aveva passato giorni e notti intere accanto al suo apparecchio in attesa di una risposta mai arrivata da Miss Jane Appleseed, che oltretutto abitava in Texas come lei, come chiaramente riportato nella rubrica (esemplificativa).

A tutti coloro che utilizzavano i dati degli esempi per fare una chiamata o mandare un'email, Ilio rispondeva prontamente che la configurazione era stata fatta bene e che lui, il sig. Rossi in persona, era sempre a disposizione.

Gino stava già fantasticando. Chissà che cosa avrebbe trovato in quel ripostiglio: le foto ed i filmati familiari erano comprensibilmente la cosa più ricercata, ma anche le amene immagini di scorci di boschi e prati ormai essiccati dalla grande calura, un outlook pieno di vecchie email d'amore, una cartella con antichi dwg di progetti mai realizzati a seguito della distruzione pestifera dei disegni, avevano il loro valore.
Tutti i documenti indirizzati ad uffici, enti, etc, per legge dovevano essere consegnati all'Ufficio per la Ricostruzione degli Archivi, ma per tutto il resto era ammesso il libero mercato. Una volta ritrovati dei dati ancora integri era facile risalire ai soggetti interessati, che erano ben contenti di pagare una lauta ricompensa pur di recuperare qualcosa della memoria familiare perduta.
In quei momenti Gino avrebbe potuto farsi dare qualunque cifra, ma lui non era mosso dall'avidità: era felice mentre in silenzio osservava due nonni incanutiti a cui riapparivano i volti seriosi dei nipotini, ora adulti, il giorno della prima comunione a Sant’Jacopo….il pingue avvocato che fieramente si ammirava, giovane e snello, nel videoclip di una gagliarda partita di calcetto ingegneri-avvocati giocata alla Cigna in una lontana serata di primavera.…l'attempato vecchietto mentre riascoltava l'amata playlist che l'accompagnava quando, intemerato jogger, agli inizi del secolo faceva Nautico – Miramare e ritorno tutto di un fiato (ignaro dei gravi rischi cardiaci) …. la coppia di maturi coniugi che grazie a Gino aveva recuperato l'iNozze (un iPad caricato con le foto dello sposalizio, un regalo agli sposi molto in voga decenni addietro) con le immagini dei perigliosi baci scattate il lieto giorno sulle più impervie scogliere di Calafuria …..niente lo gratificava quanto il lampo di commossa gratitudine che vedeva nei loro occhi.

venerdì 24 settembre 2010

riflessioni

riflessioni...
copenaghen estate 2010...in una giornata qualunque in una piazza del centro è installata una gigantesca "stanza" gonfiabile tutta bianca,morbida,eterea.Uomini e donne sono in coda per entrare dentro questo grembo materno.Cos'è? è un'area relax all'incrocio delle vie dello shopping.Vedo entrare le persone,alcune giovani altre meno,alcune con le borse da lavoro altre con le buste dei negozi.
Li vedo sdraiarsi in circolo l'uno accanto alcuni per mano,con gli occhi chiusi o ammirando il cielo.Una visione surreale-una bolla d'aria nel caos.E siamo a copenaghen la città più ecologica d'europa...
Al ritorno mi capita di leggere un articolo su di un progetto per la realizzazione di una serie di edifici polifunzionali dove ci saranno aree intere dedicate al rilassamento,yoga,meditazione ,bla bla bla.Dove? sempre lì a copenaghen (va a finire che i danesi sono i più stressati..)
Quando mercoledi riflettevamo proprio sugli spazi pensati da erica mi è venuto subito in mente ciò che verrà realizzato in danimarca nel giro di 10 anni.
verde
la necessità psicologica e fisica di verde è certamente comune a tutti noi,forse perchè verde=spazio=libertà.Oramai dei lussi oggigiorno mi sembra.
Arrivo al punto sono stata già abbastanza logorroica.
Mi piacerebbe lavorare sull'idea di istantanea nel senso proprio dello scatto "vecchia" polaroid per intenderci.Mi immagino il primo scatto riferito al 2010 con un'immagine in b/n di una situazione di degrado emblematica di livorno con un bambino di spalle che guarda.Il bambino potrebbe essere l'unica nota di colore -tipo bimba col cappotto rosso in schindler list....
il secondo scatto riferito al 2060 è la stessa inquadratura ma "corretta" dal sogno (progetto) che abbiamo per quel luogo-come vorremmo che fosse appunto-e questa volta vedo al posto del bambino un uomo/donna con un bambino per mano che guardano davanti a loro.probabilmente è tutto a colori....probabilmente l'uomo o la donna il bambino di 50 anni prima...
magari potrebbe anche stare guardando proprio l'effetto della pioggia verde (=gavettoni) in un determinato punto della città...
senso della crescita,del tempo che passa,dei sogni che non devono mai morire.
sarà che sono algiro di boa degli anta?sarà che sono cresciuta a pane e marmellata e walt disney?
Con questo amletico interrogativo chiudo!