Pensieri, idee, riflessioni, visioni e progetti sulla Livorno del 2060 di un gruppo di architetti e artisti livornesi (e non solo).

domenica 30 gennaio 2011

parlando dei pieni...

carlo rinaldi

2060


La dinamica della crescita e della modifica della citta e le sue ragioni.

Nella seconda meta del 900 le dinamiche della citta sono profondamente cambiate. La facilità di spostamento e la modifica della struttura familiare ed anche la profonda modifica del lavoro e dei rapporti interpersonali ha fatto venire meno il senso di appartenenza al borgo o al quartiere. La casa e il luogo di residenza vengono scelti per ragioni del tutto diverse.
Il modo di costruire è stato rivoluzionato l' energia disponibile ed a basso costo consente di costruire edifici nuovi con uno sforzo ed un tempo inferiore rispetto al passato.
Negli ultimi 30 anni poi si è cominciato a dare anche per legge requisiti superiori ai nuovi edifici e non solo dal punto di vista igienico ed edilizio, al primo posto la sicurezza antisismica per le zone a rischio come livorno, la coibentazione termica, i requisiti acustici, le energie alternative ed il rispetto della salute e dell'ambiente anche attraverso i materiali utilizzati, la architettura bioclimatica, tutti valori praticamente preclusi all'esistente.
In aggiunta a questo anche i requisiti funzionali e distributivi sono profondamente cambiati , all'interno delle case ed all'esterno.
Internamente le esigenze sono completamente e radicalmente cambiate.
La automobile rende necessario tutta una diversa forma e collocazione urbanistica delle strade e degli edifici.
La nuova costruzione è talmente efficace nel suo modo di essere realizzata che comunque costa meno di una ristrutturazione integrale e che in ogni caso non riuscirà a dotare l'edificio degli stessi requisiti.
A questo punto il " desiderio" di tanti si orienta naturalmente verso le aree libere consumando il territorio esterno alla città.
E un processo naturale dove non ci sono buoni o cattivi è lo stato delle cose contro cui nessun regolamento o legge riesce a funzionare a lungo, del resto la comunità tende a darsi regole che risolvano i problemi nel breve periodo senza una vera lungimiranza.
Semplificando questo meccanismo la città tende a crescere come una spugna o un corallo, la parte viva è quella nuova ed esterna, al centro invece progressivamente muore e lascia dietro di se uno scheletro vuoto e non più utilizzabile.
Questo meccanismo in passato era contrastato dalla presenza al centro della città dei servizi essenziali, ospedale, comune,banche, scuole, poste , e soprattutto negozi, inoltre come detto fino a circa 30 anni fa i requisiti prestazionali come quello antisismico o termico erano meno sentiti.
Internet ed il nuovo modo di vivere rende e renderà sempre meno necessario vivere in prossimità di uffici banche etc, i centri commerciali stanno fagocitando i negozi tradizionali e preferiscono stare all'esterno della città se non altro per lo loro dimensione per la logistica e per i parcheggi necessari.
Ci stiamo avviando in definitiva senza rendercene conto verso una città senza centro una città ad anello con al suo interno una zona sempre più degradata.
A Livorno questo aspetto è molto accentuato anche dalla sua posizione in quanto tradizionalmente le zone di maggior pregio sono all'esterno della città avendo una alta qualità del territorio e del paesaggio verso sud lungo la costa e verso montenero, ed avendo subito la completa distruzione del centro storico e di quasi tutti gli edifici di valore architettonico nella ultima guerra.
Che ce ne rendiamo conto o no abbiamo un problema.

SOLUZIONI , UTOPIE

E necessario porre fine a questa crescita centrifuga infinita.
Però il recupero del centro è ad oggi del tutto impossibile, il caso dell'Aquila ci insegna che neanche con un terremoto è facile ricostruire una città.
I problemi sono numerosi e complicati.
La proprietà degli immobili è frazionata ed il diritto moderno non prevede particolari obblighi se non la manutenzione esterna dei fabbricati o la messa a norma degli impianti.
I costi sono superiori a quelli della nuova costruzione.
I tracciati stradali non sono adatti all'uso dell'auto
Gli spazi verdi sono rari e mal disposti.
Tali problematiche non possono che essere risolte nel lunghissimo periodo.

Dobbiamo intanto cominciare a vedere l'edificio come uno strumento dotato di una sua vita determinata nel momento della sua ideazione.
La sua gestione dovrebbe prevedere la sua manutenzione e la sua demolizione o sostituzione.
Il tutto potrebbe avvenire grazie ad uno strumento finanziario di accumulo di una porzione della rendita che il fabbricato genera durante la sua esistenza quindi in 30,50,100, 200,300 anni.
Ovviamente questo sottintende una visione multigenerazionale della gestione dell'edificio , come succede nella realtà ma in modo consapevole e responsabile.
Al termine della sua vita il fabbricato si dovrebbe trovare una specie di libretto di risparmio che ne consenta la ricostruzione o se il fabbricato non più necessario il compenso economico pari al suo costo di ricostruzione per il volume restituito alla città.
In questo modo si potrebbe ridisegnare la città, molto gradualmente certo, e distribuire meglio il verde e la viabilità del futuro al suo interno.
Si tratterebbe di studiare uno strumento finanziario adatto e questo potrebbe essere un progetto per livorno 2060.
La presa di coscienza della responsabilità insita nella proprietà immobiliare, la comprensione del valore del territorio e del paesaggio, la necessità di non creare disagio sociale nel centro storico, la percezione della importanza della qualità degli edifici sulla qualità della vita dovrebbe convincere molti a partecipare a questa forma di accumulo economico per le generazioni future.
Già all'inizio magari con incentivi pubblici si potrebbe far partire fin da subito alcune importanti sostituzioni degli edifici a maggior degrado.
Penso che il 90% 95%degli edifici del centro non sia antisismico e non parlo neanche del terribile comportamento energetico e in definitiva della pessima qualità generale di tutto il costruito.
Ovviamente tutto questo non impedirebbe di conservare dove necessario l'immagine della città storica, Parigi Barcellona etc. insegnano.
Per quanto riguarda la scarsa predisposizione del centro urbano così come disegnato all'uso dell'auto penso anche io che invece di modificare la città in futuro dovremmo abbandonare l'auto tornando a metodi di trasporto più semplici e leggeri, meno alienanti, e questo prima di tutto per la nostra salute fisica e mentale.
La città potrebbe diventare diversa da quella attuale e da quella del passato , io la vedo come un tessuto omogeneo e vivo senza centri o periferie ma tutta egualmente ricca di verde, di servizi, di vita....!

Non affermare più un concetto feudale dove dal palazzo si degradava alle baracche dei poveri fuori le mura, o al suo contrappasso moderno, ridotta cioè ad un ring periferico, privo di identità e pieno solo di anonime strutture commerciali, sempre le stesse ovunque nel mondo, e ad un centro in preda al completo degrado morfologico e sociale, ma invece tendere verso una città tutta città, tutta bella e funzionale , tutta perfettamente viva.


3 commenti:

  1. L'analisi proposta da Carlo è molto interessante perchè affronta il tema dei PIENI che tra tutti gli argomenti emersi nelle riunioni di livorno 2060 è stato un pò trascurato a favore di altri che fanno riferimento ai VUOTI (spazi pubblici, aree di socializzazione, verde urbano, aree di risulta, ecc). Che un edificio abbia una vita limitata è un'affermazione scontata. Non è invece scontata la risposta alla risoluzione delle enormi problematiche (economiche, estetiche, energetiche, ecc)che questa genera. Fare una proposta che, anche se in parte utopica, indichi una strada percorribile, sarebbe un buon risultato per Livorno 2060.

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  2. questo progetto di rigenerazione della città mi piace moltissimo!si è utopico perchè presuppone una comunità con una consapevolezza di alto livello....e non mi pare il nostro caso!comunque......bisogna trovare le modalità per illustrarlo nel modo più efficace.....

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  3. Grazie Lucia ed Enrico è solo un altro sassolino gettato su cui spero lavoreremo tutti insieme per farlo diventare qualcosa di più.

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