Pensieri, idee, riflessioni, visioni e progetti sulla Livorno del 2060 di un gruppo di architetti e artisti livornesi (e non solo).

venerdì 16 luglio 2010

A Zonzo. Con affetto

Prima di tutto voglio ringraziare Enrico Bertelli per l'idea di livorno 2060 ed i colleghi di 70m2 per l'entusiasmo e la capacità con le quali hanno accolto e sostenuto il progetto.
Per cominciare sintetizzo il mio intervento di lunedì
La guida ("turistica") "Stazione Livorno", curata da un noto gruppo di artisti livornesi e non, che con noi partecipa a questo progetto, suggerisce una modalità fondamentale di lettura della città: camminarla.
Camminare può essere una parola chiave per affrontare il tema di livorno 2060, che poi è il tema, più generale, della città 2060.
La guida si appoggia alle teorie delle avanguardie (da dada ai surrealisti, per i situazionisti, fino al romano e contemporaneo gruppo stalker) ed in particolare agli interessanti spunti contenuti nel libro di francesco careri "walkscapes, camminare come pratica estetica".
Prima di partire con le nostre "visioni" credo sia importante saper distinguere le diverse modalità di lettura e progettazione della città di oggi e di domani. Questo il senso del consiglio di lettura.
A me sembra che si possa parlare di due fondamentali punti di vista:
1 quello della città tecnicistica dove le soluzioni arrivano (quando arrivano :-)) sempre dalla tecnica: spostarsi? : metro elettrica sospesa su piloni; abitare?: nuovi villaggi ad alta efficienza energetica e bassa emissione di inqinanti....etc etc
2 quello della città relazionale che oltre che alla tecnica pensa che si possa agire sulla cultura e gli stili di vita. In questa categoria metto quelle visioni che mettono al centro le relazioni umane preferendole anche a certi rassicuranti ( ed un pò troppo semplificati) bollini di sostenibilità ambientale.
Non credo possa sfuggirvi la mia propensione

Vi lascio qualche link senza commento

luca difonzo

3 commenti:

  1. secondo me Luca i due punti non si escludono a vicenda...la tecnologia ...l'innovazione tecnologica è la maggiore fonte didattica del nostro tempo....per esempio ,un grande progetto innovativo di trasporto urbano potrebbe facilitare un cambio di stile di vita...i due punti si dovrebbero compenetrare....

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  2. Certo Enrico concordo, DEVONO compenetrarsi. Mi spiego meglio: Secondo me la tecnologia deve servire i nostri desideri e non viceversai. Se per progetto innovativo di trasporto urbano intendiamo l'insieme delle azioni necessarie a spostarsi in modo più efficace, sicuro e salutare, allora la tecnologia può aiutarci. Se invece la tecnologia, o meglio il tecnicismo in questo caso, diventa un presupposto irrinunciabile di modernità che ci porta a pensare convogli automatici a sospensione eletromagnetica per fare 3-4 km in piano allora penso che i due punti si escludano a vicenda.

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  3. A proposito di camminare
    Non se c'entra qualcosa, forse sì
    ma mi aveva colpito, l'ho sentito a radio 24 di oggi
    una recensione su un libro dal titolo Milano è una cozza"
    dice il curatore:

    Voglio affiancare al narratore l’etnografo del territorio, guardare i luoghi con nuovi occhi senza i soliti pregiudizi. Perché non si può negare che l’Italia sta cambiando. Bisogna lavorare nell’intersezione fra mutamento e autobiografia». Con queste parole Luca Doninelli spiega perché ha chiesto a dei sociologi in erba e non a degli aspiranti romanzieri di scrivere un racconto sul territorio milanese. Il metodo di lavoro richiesto ai ragazzi è semplice: «Andare in gira muniti di penna e taccuino. Prendere nota di tutto quello che si vede. Camminando con l’occhio predisposto alla curiosità si possono cogliere tantissimi particolari che ci sfuggono quando siamo distratti».

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