Pensieri, idee, riflessioni, visioni e progetti sulla Livorno del 2060 di un gruppo di architetti e artisti livornesi (e non solo).

giovedì 28 ottobre 2010

Ciao a tutti,
mi dispiace tantissimo di non aver partecipato all’incontro di ieri sera.
Un medico poco compiacente mi ha bloccato nella sua sala d’aspetto per un tempo vergognoso e mi sono persa l’appuntamento.
A parte il piacere di vedere tutti voi avevo anche delle cose interessanti da raccontarvi.
Provo a riassumerle sul blog per poi magari approfondire la questione nel prossimo incontro.
La scorsa settimana sono stata a Torino (colgo l’occasione per consigliare a chiunque ci stia leggendo di andare a fare un giro da quelle parti ) e ho potuto osservare gli orti urbani che slow food aveva realizzato per il salone del gusto: semplici ed efficaci vasche di terra contenuta da tavolame da cantiere dove erano piantate verdure di vario tipo ed erbe officinali. Ed ho pensato: al di là dell’orto che in effetti richiederebbe una manutenzione quotidiana, perché non usare la stessa tecnica per realizzare veri e propri progetti di arredo urbano da noi redatti in aree centrali dove il verde non è previsto?
Costa poco, è veloce da realizzare e di sicuro impatto emozionale.
Inoltre mi sono ricordata di un concorso indetto dal comune di Torino un paio di anni fa in cui si chiedeva ad una dozzina di artisti/architetti di creare dei giardini estemporanei in zone pre-assegnate di un unico quartiere degradato della città. Ognuno realizzò cose diversa: chi faceva tracimare alberi dalle finestre, chi aveva appeso piante a fili volanti, etc….
Perché non cercare di varare un’iniziativa simile?
Cercherò di documentarmi per il prossimo incontro.

Colgo l'occasione per rispondere ad alcune delle domande di alessandra.


che cos'è Livorno 2060
Un gruppo di persone creative (creatività intesa come capacità di spostare lo sguardo in senso laterale rispetto alla situazione contingente) che spera di poter cambiare la direzione inesorabilmente presa dal destino di questa città tramite l’interazione di gruppo, la crescita culturale e quindi personale.
La speranza è quella di ottenere risultati concreti ma anche soltanto focalizzare l’attenzione dei distratti livornesi sulla questione sarebbe un raggiungimento.
perchè formare un gruppo di architetti e artisti per immaginare una città  futura?
Tutti i cambiamenti hanno bisogno di menti tecniche e visionarie. Non esiste cambiamento senza le due cose. A voi decidere chi è il tecnico e chi il visionario.
quali risultati ti aspetti da questo gruppo di lavoro?
Di tenere duro. Abbiamo la stoffa per farlo, e lo dobbiamo fare.
esiste una città  ideale?
Esiste una speranza di città a misura d’uomo, ognuna diversa dall’altra a seconda dei luoghi e dei popoli. E’ un miraggio per ora irrealizzato.
Perché partire dal verde pubblico?
E’ una necessità e una dimostrazione. Da oggi ci siamo anche noi!
Come sarà  secondo voi Livorno nel 2060 e come sperate che sia?
Livorno nel 2060 sarà quello che ci siamo meritati. Pensiamoci.
alcuni architetti sono abituati a lavorare in gruppo, pensi che lo spirito collaborativo possa realmente funzionare per progettare la città ?
Lo spirito collaborativo è sempre auspicabile, in ogni campo. Il contrario non favorisce nè crescita personale né tantomeno professionale e porta invariabilmente alla mediocrità.
Come sta andando nel gruppo di Livorno 2060?
Ottimamente direi!

Ciao a tutti, Erika Bartoli

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