Pensieri, idee, riflessioni, visioni e progetti sulla Livorno del 2060 di un gruppo di architetti e artisti livornesi (e non solo).

lunedì 25 ottobre 2010

....."Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino"..... (Thoreau)

Mi ha affascinato da subito l’idea degli architetti di 70m2 e di Luca e ho partecipato con entusiasmo alle riunioni del gruppo. Ho provato a tenere a bada il pessimismo che da anni nutro sul futuro delle città e, senza nulla togliere agli urbanisti, sul ruolo degli architetti nel disegnarne il futuro e le trasformazioni. Io penso che davvero non si debba più costruire qualcosa di nuovo, o almeno che si debba limitare la nascita di nuove periferie che ormai sono tutte uguali e sempre più simili tra loro da a Barletta a Roma o Portogruaro. E non solo per la cattiva qualità architettonica, ma anche per le tensioni sociali che stanno innescando.
Mi è piaciuto moltissimo e condivido pienamente quello che ha scritto Erika, e che Lucia e i ragazzi di 70m2 stanno portando avanti, e cioè che “....la città siamo Noi... tutti coloro che questo problema lo affrontano.... e che si chiedono cosa fare, le persone che sanno a cosa si può anelare e che anche solo fondando un movimento o riunendo un po’ di menti creative o mettendo insieme un gruppo di architetti e di artisti un po’ inquieti e visionari cercano di trovare una soluzione... la mostra permanente delle idee che produrremmo, dove poter organizzare esposizioni, letture, installazioni o qualsiasi iniziativa venga varata da ciascuno di noi e che possa interessare il progetto di una città migliore....”Ben venga quindi una partecipatissima adesione di menti pensanti e aperte al confronto e al dialogo, per un dibattito aperto a tutti. Sono fortissimi gli interessi opposti per lo «sviluppo sostenibile del territorio», in quella che ormai viene definita la “Città Infinita”, e che evoca inesauribili frontiere su cui far avanzare la marcia di villette e capannoni.
Proviamo a far passare il messaggio che sviluppo e qualità della vita, non sono sinonimo di nuovi quartieri, tangenziali, centri commerciali infiniti, luci al neon. Che costruire in modo sostenibile non significa solo aggiungere qualche pannello solare qua e la o utilizzare materiali isolanti riconvertiti in chiave “eco” solo con l’aggiunta di un aggettivo: come cavolo si può parlare di “poliuretani ecologici” come vorrebbero farci credere le industrie dei prodotti per l’edilizia?
Lavoriamo all’idea che non è poi così necessario costruire nuovi edifici ma che si può pensare a una riqualificazione e la recupero di molta dell’edilizia esistente, senza occupare il territorio con il cemento o l’asfalto. Ma questo forse è il limite della mia idea di architettura; dalla metà degli anni 80 mi occupo solo di risparmio e di recupero energetico di edifici esistenti e dell’integrazione architettonica delle fonti rinnovabili per la produzione di energia. Nuovi edifici ma solo se davvero sostenibili e solo quando sono assolutamente indispensabili.
 
Due siti
www.club-of-budapest.it
Il Club di Budapest fondato nel 1993, è un'associazione internazionale dedicata a sviluppare un nuovo modo di pensare e nuove etiche che aiuteranno ad affrontare i cambiamenti sociali, politici ed economici del XXI secolo.
www.creativiculturali.it
Sono le persone che desiderano una società più giusta e pacifica, un'economia etica, uno sviluppo ecosostenibile, un'umanità più consapevole. Sono coloro che, in Italia e nel mondo, auspicano stili di vita più sani e autentici, ispirati ai valori della pace, dei diritti umani, dell'ambiente, della qualità della vita, delle relazioni consapevoli e costruttive, della crescita personale e spirituale.

Due libri:
Delfina Rattazzi - Storie di insospettabili giardinieri
Mario Rigoni Stern - Arboreto selvatico

Provo a rispondere a qualcuna delle domande che ha posto Alessandra, sono solo le mie idee, vorrei condividerle con voi; le risposte ovviamente sono “aperte” e da integrare con i contributi di tutto il gruppo. Le ho pensate come una traccia per un dibattito aperto e che le risposte da dare ad Alessandra siano, appunto, il risultato delle nostre discussioni.

1 - che cos'è Livorno 2060?;
Un Laboratorio, un “Atelier” aperto a chi come noi abbia come obbiettivo il coinvolgimento della cittadinanza e dei media in forma attiva, per cercare di attuare una politica (nell’accezione originale del significato vero del termine: la partecipazione all'amministrazione della "polis" per il bene di tutti al quale tutti i cittadini partecipano e non esclusivamente chi fa politica attiva) di risanamento e valorizzazione ambientale e sociale del territorio, cercando di superare quel muro che ne separa l'uso privato da quello pubblico. L'abbattimento di questo muro porta all'uso comune di fattori e beni che stanno cercando di portarci via, privatizzandoli e sottraendoli all'uso ed alla gestione comune; oltre all’energia, la sanità, la scuola e tra non molto l’acqua e anche i beni demaniali. La città è una costruzione collettiva e pertanto deve essere capace, con il coinvolgimento dei suoi amministratori e dei suoi abitanti, di riflettere su se stessa e agire di conseguenza.
Forse, dall’idea di “Livorno 2060” può anche partire una nuova strategia di comunicazione: città, ambiente e territorio sono la nostra casa comune.
2 - perchè formare un gruppo di architetti e artisti per immaginare una città futura?;
Alcuni architetti ed artisti hanno pensato a Livorno 2060, io spero che non ci si fermi solo a queste due categorie ma che si possa allargare ad altre professionalità per un dibattito molto più ampio. Mi piacerebbe che del gruppo facessero parte economisti, sociologi, antropologi agronomi etc..
3 - quali risultati ti aspetti da questo gruppo di lavoro?
Intanto un dibattito aperto che porti alla raccolta di idee e contributi diversi per la salvaguardia del territorio, cioè quel bene comune che rappresenta la storia e la cultura di una comunità. Quel bene che va tutelato, protetto, ripensato e sviluppato nell’ottica del suo uso sostenibile affinchè non si cancelli la sua storia. La partecipazione popolare nella gestione delle fonti energetiche ed idrauliche, nelle scelte sanitarie e nelle riqualificazioni territoriali, può portare ad un indirizzo condiviso con chi il territorio lo vive e lo respira, evitando opere inutili per concentrarsi su quello che viene sentito come necessario ed utile. Forse, dall’idea di “Livorno 2060” può anche partire una nuova strategia di comunicazione: città, ambiente e territorio sono la nostra casa comune.

4 - esiste una città ideale? Qual'è secondo te?;
Purtroppo temo che non esista. La ricerca su questo argomento che ha accompagnato l’uomo lungo tutta la storia è cominciata nell’antichità. Il tema è stato ampiamente dibattuto a partire dalla metafora biblica della Torre di Babele nel Libro della Genesi, la cui costruzione non ha dato dei grandi risultati! Diciamo che la materia è stata ed è ancora una riflessione teorica, un’utopia più filosofica che una realizzazione reale.
Filosofi, artisti, urbanisti (solo qualche nome: Platone, Filarete, Tommaso Moro, Tommaso Campanella, Piero della Francesca o chi per lui, Leonardo da Vinci, sino a Le Corbusier, Niemeyer e molti urbanisti contemporanei. La risposta è difficile e occuperebbe diverse pagine.
Proviamo a dare una risposta sintetica collettiva
5 - perchè partire dal verde pubblico?;
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6 - qual'è la funzione di uno spazio verde nella città?;
Il verde è sempre stato considerato l’elemento fondamentale per creare spazi urbani di qualità; vedi i grandi parchi pubblici nelle città anglosassoni ma anche i giardini ad uso privato nei quartieri più esclusivi delle città; i giardini delle residenze reali (Boboli, Versailles, Caserta) etc.
7 - come nasce l'idea delle Seed Bomb?;
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8 - si parla molto di partecipazione, oggi le amministrazioni se ne appropriano mettendo in campo dei processi che realmente non hanno niente a che fare con la partecipazione cittadina. Che ne pensi?
Si spesso il termine è abusato con una evidente manipolazione del consenso. Le decisioni vengono sempre prese dall’alto, quasi sempre non in modo trasparente e i dibattiti con i cittadini, presentati come strumenti partecipativi, hanno l’obiettivo di far passare “democraticamente” scelte non sempre condivise.

9 - Esiste una architettura partecipativa? Funziona? (qualche esempio);
C’è anche una trasformazione partecipata, come quella del piano regolatore, con al centro la tutela delle risorse aria, acqua, suolo, della qualità dei vita quotidiana degli abitanti, e perché no anche dello sviluppo, pur nel quadro generale della sostenibilità. Mi chiedo se sia davvero proponibile un modello di questo genere, in città medio grandi che hanno sempre più bisogno di nuove alloggi, oppure si può realizzare solo nei piccoli borghi mummificati per esigenze “turistico-culturali” dove si praticano piani «esemplari»? Verrebbe da rispondere: certo che si, attraverso appunto gli strumenti della pianificazione territoriale, che servono proprio a questo. Non a caso, il centrodestra da sempre cerca di sabotare dall’interno proprio queste conquiste del secolo scorso, dove anche oltre la mediazione e discrezionalità politica trovano una camera di compensazione varie esigenze, soggetti, culture e prospettive.
10 - qual'è il ruolo dell'architetto nella progettazione socio urbanistica della città?;
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11 - Come sarà secondo voi Livorno nel 2060 e come sperate che sia?;
Beh questo mi sembra sia il tema che stiamo affrontando, la risposta potrà arrivare solo tra qualche tempo.

12 - alcuni architetti sono abituati a lavorare in gruppo, pensi che lo spirito collaborativo possa realmente funzionare per progettare la città?;
Gli architetti, ma non solo loro, dovrebbero sempre lavorare in gruppo. Oggi in modo particolare vista le specializzazione necessaria per affrontare i temi che ci vengono proposti. Il mio studio ad esempio, che si occupa esclusivamente di architettura sostenibile e di energie rinnovabili, collabora con ingegneri di varia formazione (ambientale, meccanica, elettrotecnica etc.), ma anche con agronomi, dottori forestali, economisti, etologi, ornitologi, e sociologi. ll confronto e i diversi contributi arricchiscono le risposte che riusciamo a dare ai nostri committenti, quasi sempre enti pubblici.

13 - Come sta andando nel gruppo di Livorno 2060?;
Sta cominciando a focalizzare l’attenzione su alcuni temi molto interessanti che andranno approfonditi: il primo in assoluto mi sembra sia quello del verde, nell’accezione più estesa del termine.

1 commento:

  1. Anche a te, come a gino, t'è partito l'embolo della scrittura!
    Sei, come al solito, un pozzo pieno di preziose informazioni.
    grazie

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